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04 Giugno 2020
Scuola: Primaria

Abbiamo bisogno di quegli occhi

La scuola è fatta di sguardi che si incrociano tra noi e loro.

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Sono giorni strani questi.

Giorni in cui stiamo cercando di tornare ad una normalità che ci rassicuri, che ci faccia pensare che saremo quelli di prima, che faremo le cose che facevamo prima.

In realtà sappiamo tutti bene che non sarà così, che questo tempo strano, inaspettato ha destabilizzato le nostre certezze, ha reso tangibile la nostra fragilità e generato sofferenza.

Ma, siccome esiste sempre un rovescio della medaglia, la natura ha potuto godere di un periodo in cui, liberata della presenza dell’uomo, ha potuto rigenerarsi. Delfini e balenottere si sono riappropriati di mari e coste, cerbiatti, volpi, falchi sono tornati a popolare parchi e pianure, l’aria si è ripulita e i cieli si sono ripresi il blu.

All’interno di questo panorama complesso, la scuola ha subito una vera e propria rivoluzione. Ed è così che si è palesata la famosa DaD raggiungendo la pole position degli acronimi e sorpassando senza colpo ferire i famosissimi PEI e PDP, PON, RAV, PTOF, PAI, CLIL, UDA e compagnia

Di necessità virtù, direte voi. Certo, non si poteva fare altrimenti.

E così, mancando indicazioni precise, le insegnanti, come sempre, si sono date da fare dando vita alle esperienze più diverse.

Un fiorire di videolezioni, Powtoon, Screencast o'matic e Learning app come se non ci fosse un domani. E poi piattaforme su piattaforme e classi virtuali, in un continuo passarsi la palla tra il SINCRONO e l’ASINCRONO.

Uno sforzo enorme prodigato, soprattutto nella scuola primaria, di fronte a un insieme di piccoli riquadri in cui catturare gli occhi dei bambini diventa impossibile.

Lo schermo oppone resistenza. La luce degli occhi scompare lasciando spazio a sguardi virtuali nei quali è impossibile leggere l’interesse, la gioia, il desiderio di apprendere, la tristezza o la noia.

La scuola è fatta di sguardi che si incrociano tra noi e loro, sono lo specchio nel quale ci ritorna il bambino. Sono il filo, invisibile ma forte come quello da pesca, cui abbocca l’apprendimento.

La Dad ha aperto nuovi spazi e sicuramente ci ha fornito nuove risorse e strategie di cui faremo tesoro.

Ma noi abbiamo bisogno di quel filo, abbiamo bisogno di quegli occhi.

Speriamo che settembre ce li restituisca. Noi insegnanti non vediamo l’ora.

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